mercoledì 6 agosto 2008
AL "BOBBIO FESTIVAL" OSPITE GIOVANNA MEZZOGIORNO
venerdì 20 giugno 2008
GIOVANNA MEZZOGIORNO SUL SET DI VINCERE
In scena, per “Vincere” di Marco Bellocchio, decine di comparse, l’attore Filippo Timi, Antonio Albanese e soprattutto lei, Giovanna Mezzogiorno, in quello che sicuramente rappresenta il suo più importante e impegnativo ruolo cinematografico.
L’attrice romana interpreta, infatti, Ida Dalser, l’amante e, probabilmente, prima moglie segreta del Duce, nonché madre di Benito Albino, il figlio dello scandalo finito poi come la madre in un manicomio. La pellicola che si sta girando in queste settimane a Torino (fortemente voluta dalla Film Commission Torino Piemonte) è ambientata a Trento, città che fa da sfondo alla drammatica vicenda dell’estetista amata e poi “dimenticata” da un Duce rappresentato qui nella sua veste più crudele.
Marco Bellocchio, d’altronde, non hai mai nascosto la sua avversione verso un uomo da lui definito un «essere per la morte, un calcolatore cinico disposto a passare sui cadaveri». Anche quelli della sua Ida prima, e di suo figlio dopo. Il film inizia nel 1909 quando a Trento (nella realtà fu in Svizzera) il giovane conobbe e si innamorò della bella Ida.
Da qui la storia segreta tra i due, la gravidanza alla vigilia della guerra e l’uscita di scena dalla storia del Duce che si vedrà poi solo attraverso la vita di Ida.
Una donna dura, forte al punto da non piegarsi mai all’uomo che alla fine la portò alla morte nel 1942 in un manicomio di Milano, così come fece poi con il figlio.
«E’ stato molto difficile farmi dare la parte da Bellocchio - ha spiegato Giovanna Mezzogiorno durante le ultime interviste - ma ce l’ho fatta. Questo set è durissimo e so che dovrò dare il meglio di me».
(DA CRONACAQUI.IT)
martedì 10 giugno 2008
CINEMA: E' SEX AND THE CITY IL FILM PIU' VISTO DELLA SETTIMANA
La classifica Cinetel si riferisce a 463 città rilevate, pari a circa l'85% dell'intero mercato, nella settimana dal 2 all'8 giugno. Il numero tra parentesi indica la posizione occupata dal film la settimana precedente, il simbolo (-) le novità.
1. SEX AND THE CITY, (3), di Michael Patrick King con Sarah Jessica Parker, Kim Cattrall, incasso 2 milioni 816.627 euro, 456.495 presenze.
2. INDIANA JONES E IL REGNO DEL TESCHIO DI CRISTALLO (1), di Steven Spielberg, con Harrison Ford e Cate Blanchett, incasso 2 milioni 433.938 euro, 392.764 presenze.
3. GOMORRA (2), di Matteo Garrone, con Salvatore Abruzzese, incasso 1 milione 758.089 euro, 288.835 presenze.
4. IL DIVO (4), di Paolo Sorrentino, con Toni Servillo e Piera degli Esposti, incasso 1 milione 697.625 euro, 285.653 presenze.
5. THE HITCHER (7), di Robert Harmon con Rutger Hauer e C. Thomas Howell, incasso 373.913 euro, 59.672 presenze.
6. QUANDO TUTTO CAMBIA (-) di Helen Hunt con Bette Midler e Colin Firth, incasso 337.116 euro, 50.946 presenze.
7. SUPERHERO (5), di Craig Mazin con Drake Bell e Sara Paxton, incasso 283.939 euro, 44.929 presenze.
8. CHIAMATA SENZA RISPOSTA (-), di Eric Valette con Edward Burns e Shannyn Sossamon, incasso 265.756 euro, 41.154 presenze.
9. NOTTA BRAVA A LAS VEGAS (6), di Tom Vaughan, con Cameron Diaz, incasso 216.326 euro, 34.284 presenze.
10. SANGUEPAZZO (8), di Marco Tullio Giordana, con Monica Bellucci e Luca Zingaretti, incasso 125.929 euro, 22.762 presenze.
(dati cinetel)
martedì 27 maggio 2008
I FILM PIU' VISTI DELLA SETTIMANA
1. INDIANA JONES E IL REGNO DEL TESCHIO DI CRISTALLO (-), di Steven Spielberg, con Harrison Ford e Cate Blanchett, incasso 3 milioni e 938.364 euro, 607.900 presenze.
2. GOMORRA (1), di Matteo Garrone, con Salvatore Abruzzese, incasso 2 milioni 917.772
euro, 513.919 presenze.
3. SUPERHERO (2), di Craig Mazin, con Drake Bell, incasso 780.965 euro, 130.070 presenze.
4. NOTTA BRAVA A LAS VEGAS (3), di Tom Vaughan, con Cameron Diaz, incasso 607.349 euro, 99.980 presenze.
5. IRON MAN (4), di Jon Favreau, con Robert Downey Jr., incasso 404.193 euro, 67.957 presenze.
6. ULTIMI DELLA CLASSE (6), di Luca Biglione, con Andrea De Rosa, incasso 237.145 euro, 41.092 presenze.
7. SANGUEPAZZO (-), di Marco Tullio Giordana, con Monica Bellucci e Luca Zingaretti, incasso 226.261 euro, 38.059 presenze.
8. MONGOL - L'EPOPEA DI GENGIS KHAN (7), di Sergej Bodrov, con Tadanobu Asano, incasso 155.557 euro, 28.091 presenze.
9. L'AMORE NON BASTA (-), di Stefano Chiantini, con Giovanna Mezzogiorno e Alessandro Haber, incasso 92.757 euro, presenze 26.378.
10. IN BRUGES (9), di Martin McDonagh, con Colin Farrell, incasso 140.497 euro, presenze 25.357.
(dati cinetel)
Dopo la prima settimana scende al secondo posto l'ottimo GOMORRA di Garrone.Speriamo che dopo il premio della giuria vinto a Cannes torni al primo posto. Certo che essere battuti da Indiana Jones non è una bella cosa.Molto interessante anche il film L'AMORE NON BASTA con l'ottima Giovanna Mezzogiorno.
lunedì 26 maggio 2008
I PROTAGONISTI DI CANNES DOMANI A EFFETTO NOTTE SU SAT2000
E ancora, intervista al regista Marco Tullio Giordana insignito del premio della critica con "Sanguepazzo", fuori concorso a Cannes, e il commento dei tuoi attori protagonisti, Monica Bellucci e Luca Zingaretti.
Seguirà l'incontro con il regista Wim Wenders e l'attrice Giovanna Mezzogiorno, che commenteranno la loro esperienza a Cannes con 'Palermo Shooting', film dedicato ad Ingmar Bergman e a Michelangelo Antonioni sulla storia di un fotografo in viaggio in Sicilia. Infine il regista Ermanno Olmi, festeggiato sulla Croisette con la presentazione del dvd e della copia restaurata del suo film Palma d'Oro 'L'albero degli zoccoli', che rivelerà i ricordi legati a quella vittoria inaspettata avvenuta trent'anni fa.
(da alice.it)
domenica 25 maggio 2008
CANNES: STORICO BIS PER GARRONE E SORRENTINO
Regista rigoroso, sempre attratto dalle moderne questioni sociali, Cantet aveva attirato l’attenzione già con Risorse umane e A tempo pieno.
Il presidente della Giuria Sean Penn, che ha guidato una compagine in cui compare anche Sergio Castellitto, ha definendo «stupefacente» il film di Cantet, per il cui premio ha rivelato che c’è stata l’unanimità.
Proprio come Toni Servillo, che appare nelle due pellicole.
Meritato il Grand prix a Gomorra (la recensione) di Matteo Garrone, il potente, oscuro, scostante affresco sul sistema comorristico ispirato al documentato viaggio nel ventre del vulcano dell’omonomino best seller di Roberto Saviano. Girato come “in presa diretta” nei luoghi di questa guerra combattuta per strada, il film impressiona per la grande capacità evocativa e il respiro della messa in scena, che conferma il regista romano come autore di punta del nostro cinema, con una statura internazionale sottolineata anche dai media stranieri.
Identiche osservazioni si adattano a Paolo Sorrentino, che ha conquistato il Premio della Giuria con Il Divo (la recensione). Alla terza partecipazione a Cannes, l’autore napoletano fa parte di quella generazione di autori quarantenni che ha saputo fare sua una grande tradizione di cinema italiano guardano però a soluzioni registiche nuove, con un gusto speciale per la pura immagine, un uso consapevole del suono e della musica e una padronanza dei mezzi tecnici.
Non a caso proprio a Il Divo è andato anche il premio per i valori tecnici, assegnato da al direttore della fotografia Luca Bigazzi e a quello del suono Angelo Raguseo per l'armonia dell'immagine e del suono.
Il suo ritratto “dell’anima” del senatore a vita Giulio Andreotti ha conquistato quindi i giurati nonostante la difficoltà di districarsi tra fatti storici familiari solo a noi italiani. Il visionario film del regista napoletano è un compendio riconoscibile di lunghi stralci di storia politica, durante i quali il sette volte premier e 27 vostre ministro ha attraversato con piglio impassibile il fuoco delle Brigate Rosse, la Loggia P2, Tangentopoli, omicidi eccellenti come quello del generale Dalla Chiesa, di Mino Pecorelli, di Aldo Moro, di Giovanni Falcone. Una sceneggiatura scritta dallo stesso Sorrentino, con la consulenza di Giuseppe D'Avanzo di Repubblica.
Premio per la miglior regia per il turco Nuri Bilge Ceylan che ha diretto Le tre scimmie (la recensione). Ex fotografo e quindi grande orchestratore di immagini, Ceylan ha raccontato di una famiglia e dei tanti piccoli segreti, che poi sono diventati grandi bugie e che quindi ne avvelenano sottorraneamente i rapporti.
Produttore e protagonista assoluto del fluviale biopic sul Che (la recensione) di Steven Soderbergh, Benicio Del Toro ha vinto il premio come miglior attore. Accolto con alterni giudizi, il film è comunque un’operazione cinematografica colossale, sette anni di lavoro e 4 ore e mezza di pellicola per raccontare l’icona rivoluzionaria argentina.
Migliore attrice la brasiliana Sandra Corveloni, protagonista di Linha de Passe dei registi carioca Walter Salles e Daniela Thomas, definito il Rocco e i suoi fratelli latino, perchè parla di una madre, che fa la donna delle pulizie, resta in cinta e tenta di mantenere sulla retta via i quattro figli. Difficile, vista la loro condizione economica e le tentazioni di San Paolo.
Non se ne vanno mai a mani vuote i fratelli Dardenne, già vincitori due volte della Palma d’oro. Stavolta con Le silence de Lorna, storia come al solito sobria, dura e molto realista di una immigrata albanese, i registi belgi hanno ottenuto il premio per la migliore sceneggiatura. Una targa da apporre al loro prodotto di nicchia.
Hunger del britannico Steve McQueen, il documentario sullo sciopero della fame di Bobby Sands, ha vinto il premio Camera d'Or del Festival di Cannes per la migliore opera prima. Sands membro del gruppo terrorista nord irlandesi Ira morì dopo 66 giorni nelle carceri britanniche.
(da l'unita.it)
sabato 24 maggio 2008
"GOMORRA" E ISRAELE, SFIDA PER LA PALMA
INCOGNITA WENDERS - E poi c’è l’incognita Wim Wenders con il suo The Palermo Shooting, storia di un fotografo in crisi esistenziale che arriva a Palermo per fotografare Milla Jovovich: qui incontra la restauratrice Flavia (Giovanna Mezzogiorno) e viene inseguito da un misterioso «assassino». Ma venerdì sera, alla prima proiezione, il film è stato accolto freddamente. Il divo potrebbe (dovrebbe) lanciare la prova di Toni Servillo in prima linea per il riconoscimento al miglior attore: né Benicio Del Toro nei panni del Che né Philippe Seymour Hoffman in quelli del regista di Synecdoche, New York uguagliano la sua prova, ma anche qui la scaramanzia è di rigore. E tra le donne gli apprezzamenti più convinti sono stati per Arta Dubroshi, la protagonista di Le Silence de Lorna dei Dardenne: neppure un pur brava Angelina Jolie sembra in grado di impensierirla. Ma si sa che non conta solo la bravura .
DELUSIONE «CHE» - Piuttosto incontestabile, invece, il fatto che i film degli ultimi due giorni, con l'esclusione del Divo, sono stati più o meno tutti deludenti. A cominciare dal mastodontico Che di Steven Soderbergh: due «tempi» (o due film: in Francia usciranno a un mese di distanza) di 2 ore e 10 minuti l'uno per raccontare il ruolo di Ernesto Guevara nella rivoluzione cubana e poi in Bolivia. La prima parte ricostruisce il 1958, con i combattimenti sulla Sierra Madre fino alla vittoria di Santa Clara che aprì la strada vero l'Avana, alternandolo alle immagini (in bianco e nero) della missione di Guevara all'Onu, nel 1964; la seconda parte, con una fotografia più «polverosa », ripercorre gli undici mesi durante i quali il Che tentò invano di spingere i contadini boliviani a ribellarsi al governo, finiti il 9 ottobre 1967 con la sua uccisione. Interpretato da un Benicio Del Toro somigliantissimo ma un po' monocorde, il film ricostruisce abbastanza bene la parte cubana, puntando molto sull'empatia tra ribelli e locali, oltre che sul ruolo carismatico del Che, ma finisce per ridurre la disfatta boliviana a un resoconto piuttosto monotono di spostamenti nelle boscaglie. Soderbergh tralascia completamente le ragioni politiche di una sconfitta (e il fallimento dell'ipotesi rivoluzionaria terzomondista) ma non affronta neppure la dimensione mitica del Che. E descrivere per due ore la triste vita quotidiana dei ribelli è una scelta più che discutibile. Discutibile è anche il compiacimento fin troppo letterario con cui Philippe Garrel racconta la tragica storia d'amore tra un'attrice (Laura Smet) e un fotografo (Louis Garrel, figlio del regista) in La Frontière de l'aube: gelosia e incomprensione mettono fine al loro amore e lei finisce per suicidarsi ma torna da morta a ossessionare il giovane, invitandolo a «raggiungerla». L'idea era quella di fare un film «letterario», che non avesse paura di essere romantico come i libri dell'Ottocento, ma l'eccesso di manierismo e soprattutto una recitazione troppo sottolineata finiscono per cancellare ogni fascino.
(da corriere.it)