Visualizzazione post con etichetta palma d'oro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta palma d'oro. Mostra tutti i post

domenica 24 maggio 2009

IL NASTRO BIANCO DELL'AUSTRIACO HANEKE VINCE LA PALMA D'ORO A CANNES

La "Palma d'oro" per il miglior film in concorso al Festival di Cannes è andato a «Il nastro bianco» del regista austriaco Michael Haneke. A "Un prophete" di Jaques Audiard è andato il Grand Prix della giuria. 

Il premio come miglior attore è stato assegnato a Christoph Waltz per il film «Inglourious Basterds» di Quentin Tarantino. Charlotte Gainsbourg ha trionfato quale migliore interprete femminile, per la sua interpretazione nel contestato «Anticristo» di Von Trier.

Il premio della giuria è stato assegnato ex-aequo a Fish Tank di Andrea Arnold e Bak-Jwi di Park Chan Wook. La «Camera d’or» per la migliore opera prima è invece andata a «Samson et Delilah», di Warwick Thornton. Il premio per la migliore regia è stato attribuito a Brillante Mendoza per «Kinatay». Il premio per la miglior sceneggiatura è andato a Lou Ye per «Spring fever». Il premio speciale della giuria è andato ad Alain Resnais.

Nessun premio, purtroppo, per Marco Bellocchio ed il suo bellissimo Vincere. Il film racconta la storia della relazione tra Benito Mussolini e Ida Dalser (la bravissima Giovanna Mezzogiorno), dalla quale nacque nel 1915, Benito Albino Mussolini.

domenica 25 maggio 2008

CANNES: STORICO BIS PER GARRONE E SORRENTINO

L’ultimo film programmato nel concorso di Cannes 2008 è quello che sipone in cima al palmarés: Palma d’oro a Entre les murs (la recensione) del francese Laurent Cantet su un giovane professore di un liceo difficile che stimola con tante discussioni i suoi studenti. Una storia di adolescenza, educazione ed emarginazione tratta da un racconto autobiografico di Francois Begaudeau. Era dall’87 che un film francese non conquistava questo premio.

Regista rigoroso, sempre attratto dalle moderne questioni sociali, Cantet aveva attirato l’attenzione già con Risorse umane e A tempo pieno.

Il presidente della Giuria Sean Penn, che ha guidato una compagine in cui compare anche Sergio Castellitto, ha definendo «stupefacente» il film di Cantet, per il cui premio ha rivelato che c’è stata l’unanimità.

Soddisfazione alle stelle per la pattuglia italiana, che porta a casa due importanti riconoscimenti per entrambi i film in gara, Il Divo e . Viene da pensare alle curiose coincidenze con le due Palme d’oro ex aequo del 1972 per Francesco Rosi con Il caso Mattei ed Elio Petri con La classe operaia va in paradiso, l’uno un potente film di denuncia, l’altro una riflessione politica e sociale in forma grottesca, entrambi con uno straordinario Gian Maria Volontè.

Proprio come Toni Servillo, che appare nelle due pellicole.

Meritato il Grand prix a
Gomorra (la recensione) di Matteo Garrone, il potente, oscuro, scostante affresco sul sistema comorristico ispirato al documentato viaggio nel ventre del vulcano dell’omonomino best seller di Roberto Saviano. Girato come “in presa diretta” nei luoghi di questa guerra combattuta per strada, il film impressiona per la grande capacità evocativa e il respiro della messa in scena, che conferma il regista romano come autore di punta del nostro cinema, con una statura internazionale sottolineata anche dai media stranieri.

Identiche osservazioni si adattano a Paolo Sorrentino, che ha conquistato il Premio della Giuria con
Il Divo (la recensione). Alla terza partecipazione a Cannes, l’autore napoletano fa parte di quella generazione di autori quarantenni che ha saputo fare sua una grande tradizione di cinema italiano guardano però a soluzioni registiche nuove, con un gusto speciale per la pura immagine, un uso consapevole del suono e della musica e una padronanza dei mezzi tecnici.

Non a caso proprio a Il Divo è andato anche il premio per i valori tecnici, assegnato da al direttore della fotografia Luca Bigazzi e a quello del suono Angelo Raguseo per l'armonia dell'immagine e del suono.

Il suo ritratto “dell’anima” del senatore a vita Giulio Andreotti ha conquistato quindi i giurati nonostante la difficoltà di districarsi tra fatti storici familiari solo a noi italiani. Il visionario film del regista napoletano è un compendio riconoscibile di lunghi stralci di storia politica, durante i quali il sette volte premier e 27 vostre ministro ha attraversato con piglio impassibile il fuoco delle Brigate Rosse, la Loggia P2, Tangentopoli, omicidi eccellenti come quello del generale Dalla Chiesa, di Mino Pecorelli, di Aldo Moro, di Giovanni Falcone. Una sceneggiatura scritta dallo stesso Sorrentino, con la consulenza di Giuseppe D'Avanzo di Repubblica.

Premio per la miglior regia per il turco Nuri Bilge Ceylan che ha diretto
Le tre scimmie (la recensione). Ex fotografo e quindi grande orchestratore di immagini, Ceylan ha raccontato di una famiglia e dei tanti piccoli segreti, che poi sono diventati grandi bugie e che quindi ne avvelenano sottorraneamente i rapporti.

Produttore e protagonista assoluto del fluviale biopic sul
Che (la recensione) di Steven Soderbergh, Benicio Del Toro ha vinto il premio come miglior attore. Accolto con alterni giudizi, il film è comunque un’operazione cinematografica colossale, sette anni di lavoro e 4 ore e mezza di pellicola per raccontare l’icona rivoluzionaria argentina.

Migliore attrice la brasiliana Sandra Corveloni, protagonista di Linha de Passe dei registi carioca Walter Salles e Daniela Thomas, definito il Rocco e i suoi fratelli latino, perchè parla di una madre, che fa la donna delle pulizie, resta in cinta e tenta di mantenere sulla retta via i quattro figli. Difficile, vista la loro condizione economica e le tentazioni di San Paolo.

Non se ne vanno mai a mani vuote i fratelli Dardenne, già vincitori due volte della Palma d’oro. Stavolta con Le silence de Lorna, storia come al solito sobria, dura e molto realista di una immigrata albanese, i registi belgi hanno ottenuto il premio per la migliore sceneggiatura. Una targa da apporre al loro prodotto di nicchia.

Hunger del britannico Steve McQueen, il documentario sullo sciopero della fame di Bobby Sands, ha vinto il premio Camera d'Or del Festival di Cannes per la migliore opera prima. Sands membro del gruppo terrorista nord irlandesi Ira morì dopo 66 giorni nelle carceri britanniche.

(da l'unita.it)

domenica 11 maggio 2008

CANNES:TRA I FILM IN CONCORSO ANCHE PALERMO SHOOTING DI WIM WENDERS CON GIOVANNA MEZZOGIORNO

Tanta famiglia in tutte le sue declinazioni, un po' di politica e anche un cartoon. Si presentano così i 22 film in corsa per la Palma d'oro. Ecco una breve sintesi esclusi i due italiani: Gomorra e Il Divo. Si apre con il buio di Blindness, di Fernando Meirelles con Julianne Moore, Mark Ruffalo e Gael Garcia Bernal. Tratto da Cecità di Saramago, racconta di un'epidemia di cecità che colpisce tutti. L'unica a non aver perso la vista è la moglie di un medico (Moore). Tre i film francesi. Entre Les Murs di Laurent Cantet (Risorse umane) con la storia conflittuale tra un professore e una classe di alunni problematici. Scende in campo per la Francia anche Arnaud Desplechin con Conte De Noel. Di scena una famiglia composta dalla Deneuve e Jean Paul Roussilon e i loro figli, Amalric, Devos e Chiara Mastroianni. Tutti riuniti per il Natale devono fare i conti con una morte in famiglia avvenuta molti anni prima. Infine, c'é La Frontiere de L'Aube di Philippe Garrel, film interpretato dal figlio del regista Louis e da Laura Smet, con le disavventure di un fotografo prossimo al matrimonio. Il giorno fatidico gli compare la sua ex amante abbandonata e suicida per ossessionarlo. Dal Belgio arrivano con Le silence de Lorna, Luc i fratelli Dardenne. Protagonista Lorna, una albanese alla ricerca dei documenti per restare in Belgio. Accetta così di fare un matrimonio bianco con un giovane tossico, Claudy, di cui spera una rapida scomparsa. Ma Claudy ha deciso di uscire dalla sua dipendenza. In corsa per l'Argentina Leonora di Pablo Trapero. La storia di Julia e dalla sua tragica esperienza di carcere accompagnata dal suo bambino. E ancora per questo paese La Mujer sin Cabeza dell'argentina Lucrecia Martel che si annuncia come un thriller. Una donna investe un cane sulla strada. Si ritrova in uno strano stato di confusione che la porta a stravolgere i suoi rapporti con le persone de lei conosciute. Dagli Usa arriva Two Lovers di James Gray (Padroni della notte) con l'inedita sentimentale storia dello scapolo Joachim Phoenix diviso dall'amore di due donne bellissime come Gwyneth Paltrow e Vinessa Sahaw. La prima politicamente corretta, l'altra inaffidabile. Dagli States anche CHE di Steven Soderbergh, prima parte di un progetto che vede insieme il regista e Benicio Del Toro impegnati sulla vita di Che Guevara. La parte due avrà come titolo Guerrilla. Infine Changeling di Clint Eastwood con Angelina Jolie. Il film ispirato a eventi davvero accaduti a Los Angeles nel 1920, vede la star nel ruolo di una madre a cui scompare il figlio. Quando viene ritrovato il bambino la donna ha la strana sensazione che non sia suo figlio. 24 City di Jia Zhangke, unico cinese in corsa, racconta invece la storia di tre bellissime donne coinvolte nel processo di urbanizzazione della Cina dopo il 1958. In The Palermo Shooting di Wim Wenders, un fotografo (Campino, cantante dei Die Toten Hosen) che decide di lasciare tutto per una nuova vita a Palermo. Qui s'innamora di una restauratrice (Giovanna Mezzogiorno). Nel cast anche Hopper e camei di Lou Reed, Patti Smith e Milla Jovovich. Al centro di DELTA del regista ungherese Kornel Mundruczó, la storia di un uomo cacciato di casa dalla madre vent'anni prima che torna per il funerale del padre. Qui incontra la sorella per la prima volta e i due si innamorano. Scoprono poi che il padre è stato ucciso dalla madre e dal suo amante e decidono di vendicarlo. Synecdoche, New York primo film Usa di Charlie Kaufman ha come protagonista Caden (Seymour Hoffman), regista teatrale di provincia deciso a conquistare i riflettori di Broadway. Nel cast: Catherine Keener, Michelle Williams, Samantha Morton e Tilda Swinton. Adoration del canadese Atom Egoyan con Scott Speedman, Rachel Blanchard e con la moglie-musa Arsinee Khanjian parla di adolescenti che usano Internet per crearsi una falsa identità. Si imbattono in terrorismo e fantasie giovanile che possono portare verso grandi pericoli. Lo stesso Nuri Bilge Ceylan (Uzak) così descrive invece il suo Three Monkeys in corsa per la Turchia: "racconto di una famiglia fallita piena di bugie pur di stare insieme insabbiando la verità. Una famiglia che sceglie di ignorare la verità: non vedere, ascoltare o parlare. Ma questo giocare alle 'Tre scimmiette' invalida la verità della loro esistenza". In My Magic di Eric Khoo, made in Singapore, c'é un ragazzo che per sopravvivere fa il mangiafuoco, ma il film è anche una love story tra padre e figlio. In Linha De Passe del brasiliano Walter Salles, la storia di quattro fratelli di una famiglia povera di San Paolo che cercano riscatto con il calcio. Serbis di Brillante Mendoza parla di una famiglia che vive in un fatiscente cinema a Los Angeles . Infine, Waltz With Bashir di Ari Folman, unico film di animazione in concorso, vede il regista, ex soldato israeliano raccontare l'orrore di cui fu testimone nel 1982 del massacro di centinaia di Palestinesi da parte della milizia cristiana.

(da ansa.it)