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martedì 10 giugno 2008

CINEMA: E' SEX AND THE CITY IL FILM PIU' VISTO DELLA SETTIMANA

La classifica Cinetel si riferisce a 463 città rilevate, pari a circa l'85% dell'intero mercato, nella settimana dal 2 all'8 giugno. Il numero tra parentesi indica la posizione occupata dal film la settimana precedente, il simbolo (-) le novità.

1. SEX AND THE CITY, (3), di Michael Patrick King con Sarah Jessica Parker, Kim Cattrall, incasso 2 milioni 816.627 euro, 456.495 presenze.

2. INDIANA JONES E IL REGNO DEL TESCHIO DI CRISTALLO (1), di Steven Spielberg, con Harrison Ford e Cate Blanchett, incasso 2 milioni 433.938 euro, 392.764 presenze.

3. GOMORRA (2), di Matteo Garrone, con Salvatore Abruzzese, incasso 1 milione 758.089 euro, 288.835 presenze.

4. IL DIVO (4), di Paolo Sorrentino, con Toni Servillo e Piera degli Esposti, incasso 1 milione 697.625 euro, 285.653 presenze.

5. THE HITCHER (7), di Robert Harmon con Rutger Hauer e C. Thomas Howell, incasso 373.913 euro, 59.672 presenze.

6. QUANDO TUTTO CAMBIA (-) di Helen Hunt con Bette Midler e Colin Firth, incasso 337.116 euro, 50.946 presenze.

7. SUPERHERO (5), di Craig Mazin con Drake Bell e Sara Paxton, incasso 283.939 euro, 44.929 presenze.

8. CHIAMATA SENZA RISPOSTA (-), di Eric Valette con Edward Burns e Shannyn Sossamon, incasso 265.756 euro, 41.154 presenze.

9. NOTTA BRAVA A LAS VEGAS (6), di Tom Vaughan, con Cameron Diaz, incasso 216.326 euro, 34.284 presenze.

10. SANGUEPAZZO (8), di Marco Tullio Giordana, con Monica Bellucci e Luca Zingaretti, incasso 125.929 euro, 22.762 presenze.

(dati cinetel)

martedì 27 maggio 2008

I FILM PIU' VISTI DELLA SETTIMANA

1. INDIANA JONES E IL REGNO DEL TESCHIO DI CRISTALLO (-), di Steven Spielberg, con Harrison Ford e Cate Blanchett, incasso 3 milioni e 938.364 euro, 607.900 presenze.

2. GOMORRA (1), di Matteo Garrone, con Salvatore Abruzzese, incasso 2 milioni 917.772

euro, 513.919 presenze.

3. SUPERHERO (2), di Craig Mazin, con Drake Bell, incasso 780.965 euro, 130.070 presenze.

4. NOTTA BRAVA A LAS VEGAS (3), di Tom Vaughan, con Cameron Diaz, incasso 607.349 euro, 99.980 presenze.

5. IRON MAN (4), di Jon Favreau, con Robert Downey Jr., incasso 404.193 euro, 67.957 presenze.

6. ULTIMI DELLA CLASSE (6), di Luca Biglione, con Andrea De Rosa, incasso 237.145 euro, 41.092 presenze.

7. SANGUEPAZZO (-), di Marco Tullio Giordana, con Monica Bellucci e Luca Zingaretti, incasso 226.261 euro, 38.059 presenze.

8. MONGOL - L'EPOPEA DI GENGIS KHAN (7), di Sergej Bodrov, con Tadanobu Asano, incasso 155.557 euro, 28.091 presenze.

9. L'AMORE NON BASTA (-), di Stefano Chiantini, con Giovanna Mezzogiorno e Alessandro Haber, incasso 92.757 euro, presenze 26.378.

10. IN BRUGES (9), di Martin McDonagh, con Colin Farrell, incasso 140.497 euro, presenze 25.357.

(dati cinetel)

Dopo la prima settimana scende al secondo posto l'ottimo GOMORRA di Garrone.Speriamo che dopo il premio della giuria vinto a Cannes torni al primo posto. Certo che essere battuti da Indiana Jones non è una bella cosa.Molto interessante anche il film L'AMORE NON BASTA con l'ottima Giovanna Mezzogiorno.

 

sabato 24 maggio 2008

"GOMORRA" E ISRAELE, SFIDA PER LA PALMA

Sarà la superstizione, sarà l'invalicabile barriera di silenzio che circonda la giuria, ma mai come quest'anno latitano indiscrezioni sui premi. E non saranno certo i «napoletani » di Gomorra (anche se il regista è romano) a rompere il silenzio, nonostante circolino voci sull'entusiasmo del presidente della giuria Sean Penn. Possiamo solo aggiungere che Matteo Garrone, tornato venerdì a Cannes per ritirare il premio Arcobaleno, si ferma per il weekend sulla Croisette: per amore del mare? A concorre per il massimo premio si parla anche del film israeliano Waltz with Bashir, del turco Üç maymun, che ha il massimo dei gradimenti tra le «stelline» del quotidiano specializzato Screen, dei «soliti» Dardenne (che però hanno già vinto due volte), mentre la Francia, senza Palma dall’87, sembra puntare molto sul film di Cantet, Entre les murs, sabato in concorso.

INCOGNITA WENDERS - E poi c’è l’incognita Wim Wenders con il suo The Palermo Shooting, storia di un fotografo in crisi esistenziale che arriva a Palermo per fotografare Milla Jovovich: qui incontra la restauratrice Flavia (Giovanna Mezzogiorno) e viene inseguito da un misterioso «assassino». Ma venerdì sera, alla prima proiezione, il film è stato accolto freddamente. Il divo potrebbe (dovrebbe) lanciare la prova di Toni Servillo in prima linea per il riconoscimento al miglior attore: né Benicio Del Toro nei panni del Che né Philippe Seymour Hoffman in quelli del regista di Synecdoche, New York uguagliano la sua prova, ma anche qui la scaramanzia è di rigore. E tra le donne gli apprezzamenti più convinti sono stati per Arta Dubroshi, la protagonista di Le Silence de Lorna dei Dardenne: neppure un pur brava Angelina Jolie sembra in grado di impensierirla. Ma si sa che non conta solo la bravura .

DELUSIONE «CHE» - Piuttosto incontestabile, invece, il fatto che i film degli ultimi due giorni, con l'esclusione del Divo, sono stati più o meno tutti deludenti. A cominciare dal mastodontico Che di Steven Soderbergh: due «tempi» (o due film: in Francia usciranno a un mese di distanza) di 2 ore e 10 minuti l'uno per raccontare il ruolo di Ernesto Guevara nella rivoluzione cubana e poi in Bolivia. La prima parte ricostruisce il 1958, con i combattimenti sulla Sierra Madre fino alla vittoria di Santa Clara che aprì la strada vero l'Avana, alternandolo alle immagini (in bianco e nero) della missione di Guevara all'Onu, nel 1964; la seconda parte, con una fotografia più «polverosa », ripercorre gli undici mesi durante i quali il Che tentò invano di spingere i contadini boliviani a ribellarsi al governo, finiti il 9 ottobre 1967 con la sua uccisione. Interpretato da un Benicio Del Toro somigliantissimo ma un po' monocorde, il film ricostruisce abbastanza bene la parte cubana, puntando molto sull'empatia tra ribelli e locali, oltre che sul ruolo carismatico del Che, ma finisce per ridurre la disfatta boliviana a un resoconto piuttosto monotono di spostamenti nelle boscaglie. Soderbergh tralascia completamente le ragioni politiche di una sconfitta (e il fallimento dell'ipotesi rivoluzionaria terzomondista) ma non affronta neppure la dimensione mitica del Che. E descrivere per due ore la triste vita quotidiana dei ribelli è una scelta più che discutibile. Discutibile è anche il compiacimento fin troppo letterario con cui Philippe Garrel racconta la tragica storia d'amore tra un'attrice (Laura Smet) e un fotografo (Louis Garrel, figlio del regista) in La Frontière de l'aube: gelosia e incomprensione mettono fine al loro amore e lei finisce per suicidarsi ma torna da morta a ossessionare il giovane, invitandolo a «raggiungerla». L'idea era quella di fare un film «letterario», che non avesse paura di essere romantico come i libri dell'Ottocento, ma l'eccesso di manierismo e soprattutto una recitazione troppo sottolineata finiscono per cancellare ogni fascino.

(da corriere.it)