giovedì 7 aprile 2011

TUTTE LE CANDIDATURE AI DAVID DI DONATELLO 2011

"Noi credevamo" di Mario Martone e "Benvenuti al sud" di Luca Miniero sono i film che hanno ottenuto più candidature ai David di Donatello 2011, rispettivamente 13 e 10. Ecco tutte le candidature:

MIGLIOR FILM:
BASILICATA COAST TO COAST di Rocco Papaleo 
BENVENUTI AL SUD di Luca Miniero 
NOI CREDEVAMO di Mario Martone 
LA NOSTRA VITA di Daniele Luchetti 
UNA VITA TRANQUILLA di Claudio Cupellini

MIGLIORE REGISTA
Marco Bellocchio (SORELLE MAI) 
Saverio Costanzo (LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI) 
Claudio Cupellini (UNA VITA TRANQUILLA) 
Michelangelo Frammartino (LE QUATTRO VOLTE) 
Paolo Genovese (IMMATURI) 
Daniele Luchetti (LA NOSTRA VITA) 
Mario Martone (NOI CREDEVAMO) 
Luca Miniero (BENVENUTI AL SUD)

MIGLIORE REGISTA ESORDIENTE
Aureliano Amadei (20 SIGARETTE) 
Massimiliano Bruno (NESSUNO MI PUÒ GIUDICARE) 
Edoardo Leo (DICIOTTO ANNI DOPO) 
Rocco Papaleo (BASILICATA COAST TO COAST) 
Paola Randi (INTO PARADISO)

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA -
Paola Cortellesi (NESSUNO MI PUÒ GIUDICARE) 
Sarah Felberbaum (IL GIOIELLINO) 
Angela Finocchiaro (BENVENUTI AL SUD) 
Isabella Ragonese (LA NOSTRA VITA) 
Alba Rohrwacher (LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI)

MIGLIORE ATTORE PROTAGONISTA
Antonio Albanese (QUALUNQUEMENTE) 
Claudio Bisio (BENVENUTI AL SUD) 
Elio Germano (LA NOSTRA VITA) 
Vinicio Marchioni (20 SIGARETTE) 
Kim Rossi Stuart (VALLANZASCA GLI ANGELI DEL MALE)

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Barbora Bobulova (LA BELLEZZA DEL SOMARO) 
Valeria De Franciscis Bendoni (GIANNI E LE DONNE) 
Anna Foglietta (NESSUNO MI PUÒ GIUDICARE) 
Valentina Lodovini (BENVENUTI AL SUD) 
Claudia Potenza (BASILICATA COAST TO COAST)

MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA
Giuseppe Battiston (LA PASSIONE) 
Raoul Bova (LA NOSTRA VITA) 
Francesco Di Leva (UNA VITA TRANQUILLA) 
Rocco Papaleo (NESSUNO MI PUÒ GIUDICARE) 
Alessandro Siani (BENVENUTI AL SUD)

MIGLIORE SCENEGGIATURA
Rocco Papaleo, Valter Lupo (BASILICATA COAST TO COAST) 
Paolo Genovese (IMMATURI) 
Mario Martone, Giancarlo De Cataldo (NOI CREDEVAMO) 
Sandro Petraglia, Stefano Rulli, Daniele Luchetti (LA NOSTRA VITA) 
Filippo Gravino, Guido Iuculano, Claudio Cupellini (UNA VITA TRANQUILLA)

MIGLIORE PRODUTTORE -
Tilde Corsi, Gianni Romoli, Claudio Bonivento (20 SIGARETTE) 
Isabella Cocuzza e Arturo Paglia per Paco Cinematografica, Mark Lombardo per Eagle Pictures, Elisabetta Olmi per Ipotesi Cinema (BASILICATA COAST TO COAST) 
Medusa in collaborazione con Cattleya (BENVENUTI AL SUD) 
Angelo Barbagallo per Bibi Film Tv, Isaria Productions con la collaborazione di Rai Cinema (GIANNI E LE DONNE) 
Carlo Degli Esposti con Conchita Airoldi e Giorgio Magliulo (NOI CREDEVAMO) 
Gregorio Paonessa e Marta Donzelli per Vivo Film (Italia), Susanne Marian e Philippe Bober per Essential Filmproduktion (Germania), Gabriella Manfrè per Invisibile Film (Italia), Elda Guidinetti e Andreas Pfaeffli per Ventura Film (Svizzera) (LE QUATTRO VOLTE)

MIGLIORE MUSICISTA
Rita Marcotulli, Rocco Papaleo (BASILICATA COAST TO COAST) 
Umberto Scipione (BENVENUTI AL SUD) 
Teho Teardo (IL GIOIELLINO) 
Fausto Mesolella (INTO PARADISO) 
Hubert Westkemper (NOI CREDEVAMO)

MIGLIORE CANZONE ORIGINALE
«Mentre dormi» testi di Gimmi Cantucci e Max Gazzè musica e interpretazione di Max Gazzè (BASILICATA COAST TO COAST) 
«L'amore non ha religione» musica, testi, interpretazione di Luca Medici (CHE BELLA GIORNATA) «Immaturi» musica, testi, interpretazione di Alex Britti (IMMATURI) 
«Capocotta Dreamin'» musica di Maurizio Filardo testi e interpretazione di Massimiliano Bruno e Marco Conidi (NESSUNO MI PUÒ GIUDICARE) 
«Qualunquemente» musica di Peppe Voltarelli, Salvatore De Siena, Amerigo Sirianni, testi di Peppe Voltarelli, Antonio Albanese, Piero Guerrera, interpretata da Antonio Albanese (QUALUNQUEMENTE)

MIGLIORE DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA
Vittorio Omodei Zorini (20 SIGARETTE) 
Luca Bigazzi (IL GIOIELLINO) 
Renato Berta (NOI CREDEVAMO) 
Fabio Cianchetti (LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI) 
Arnaldo Catinari (VALLANZASCA GLI ANGELI DEL MALE)

MIGLIOR FILM EUROPEO
Another Year di Mike Leigh, 
Il discorso del re di Tom Hooper, 
In un mondo migliore di Susanne Bier, 
Uomini di Dio di Xavier Beauvois 
Il segreto dei suoi occhi di Campanella

MIGLIORE SCENOGRAFO
Francesco Frigeri (AMICI MIEI COME TUTTO EBBE INIZIO) 
Paola Comencini (BENVENUTI AL SUD) 
Paki Meduri (INTO PARADISO) 
Emita Frigato (NOI CREDEVAMO) 
Tonino Zera (VALLANZASCA GLI ANGELI DEL MALE)

MIGLIORE COSTUMISTA -
Alfonsina Lettieri (AMICI MIEI COME TUTTO EBBE INIZIO) 
Nanà Cecchi (CHRISTINE CRISTINA) 
Francesca Sartori (LA PASSIONE) 
Ursula Patzak (NOI CREDEVAMO) 
Roberto Chiocchi (VALLANZASCA GLI ANGELI DEL MALE)

MIGLIORE TRUCCATORE
Vincenzo Mastrantonio (AMICI MIEI COME TUTTO EBBE INIZIO) 
Lorella De Rossi (GORBACIOF) 
Vittorio Sodano (NOI CREDEVAMO) 
Gianfranco Mecacci (LA PASSIONE) 
Francesco Nardi, Matteo Silvi (VALLANZASCA GLI ANGELI DEL MALE)

MIGLIORE ACCONCIATORE -
Ferdinando Merolla (AMICI MIEI COME TUTTO EBBE INIZIO) 
Maurizio Tamagnini (CHRISTINE CRISTINA) 
Aldo Signoretti (NOI CREDEVAMO) 
Teresa Di Serio (QUALUNQUEMENTE)
Massimo Gattabrusi (LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI)
Claudia Pallotti, Teresa Di Serio (VALLANZASCA GLI ANGELI DEL MALE)

MIGLIORE MONTATORE -
Alessio Doglione (20 SIGARETTE) 
Jacopo Quadri (NOI CREDEVAMO) 
Mirco Garrone (LA NOSTRA VITA) 
Francesca Calvelli (SORELLE MAI) 
Consuelo Catucci (VALLANZASCA GLI ANGELI DEL MALE)

MIGLIORE FONICO DI PRESA DIRETTA -
Mario Iaquone (20 SIGARETTE) 
Francesco Liotard (BASILICATA COAST TO COAST) 
Gaetano Carito, Maricetta Lombardo (NOI CREDEVAMO) 
Bruno Pupparo (LA NOSTRA VITA) 
Paolo Benvenuti, Simone Paolo Olivero (LE QUATTRO VOLTE)

domenica 3 aprile 2011

FILM DA VEDERE: LA FINE E' IL MIO INIZIO

  • un film di Jo Baier
  • con Bruno Ganz, Elio Germano, Erika Pluhar, Andrea Osvart, Nicolò Fitz-William Lay
  • Genere: Drammatico
  • Durata: 98 min.
  • Paese: Germania, Italia 2011

Mancano poche settimane alla fine. Tiziano Terzani, da tempo malato di cancro, sta per morire. Mentre raccoglie i suoi ultimi pensieri, tra salutari risate e umane preoccupazioni, decide di richiamare il figlio Folco da New York per trascorrere con lui, nella sua casa di campagna, un momento di confronto confessionale. Quei dialoghi, registrati con devoto impegno dal figlio, diventeranno il libro “La fine è il mio inizio”.
Il film di Jo Baier è un atto di coraggio che sfida le dure leggi dell’intrattenimento perché è un’opera fatta di parole, silenzi e sguardi, pochi movimenti agitati e tante inquadrature delicate. Chiusi, e allo stesso tempo liberi, nella casa di campagna del giornalista, i protagonisti sono in burrasca, attendono con controllata pacatezza un dolore annunciato. Ma il desiderio di ribellarsi ad un programma stabilito di sofferenza viene incanalato in un senso più ampio di pace. La confessione arguta di un uomo che ripercorre, episodio dopo episodio (l’incontro con la moglie Angela, gli aneddoti sui due figli), paese dopo paese (Cina, Vietnam, Singapore), tutte le più grandi esperienze della sua vita, investe il figlio della responsabilità di registrare tutto perché, mentre il corpo se ne va, l’animo continui a vivere nella memoria di chi rimane.
Lo spettatore deve predisporsi all’ascolto, deve calibrare i propri istinti emotivi, lasciarsi andare alla commozione ma allo stesso tempo rimanere vigile di fronte al pensiero finale di un uomo che potrebbe sembrare esoterico (il contatto stretto con la natura, la predisposizione a riflessioni sull’universo, e l’abbigliamento da ‘santone’), ma che invece evita qualsiasi tentazione new age. Anche quando racconta del volo di una coccinella sull’Himalaya o delle cavallette che ricordano primavera, il suo personale panteismo naturalistico non rappresenta mai un punto d’arrivo ma un passaggio che chiama altro sapere. E così, anche alla fine della vita corporea, non smette di curiosare tra le profondità dell’anima, tentando – e infine trovando – un modo umanamente altissimo di andarsene.
Ridere per poter morire in pace, seppur con rabbia. E morire ridendo. Abbandonarsi a ciò che accomuna tutti gli uomini con accettazione, dimostrando che si può volgere lo sguardo al passato, ripensare a ciò che si è fatto e riconoscersi: fare la vita che si desidera è fattibile, dice il padre Tiziano al figlio Folco. Bruno Ganz e Elio Germano dimostrano di aver compreso la profondità del suo pensiero e, con dedizione e rispetto, rappresentano, il primo l’ingombrante ombra di un padre straordinario ma difficile da raggiungere, il secondo l’intelligente volontà di essere diverso dal genitore, pur ammirandone lo spirito da esploratore. Un’eredità aggraziata che, in tempi di distrazione cronica e rumore generalizzato, dimostra di essere un gioiello preziosissimo. (scheda MyMovies)

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martedì 29 marzo 2011

BENVENUTI AL SUD: BOOM DI INCASSI ANCHE IN SPAGNA

''Benvenuti al Sud'', film-evento del 2010, ha fatto breccia anche in Spagna dove, uscito in una ottantina di sale, ha gia' incassato oltre un milione di euro, ricavando un consenso non frequente per il cinema italiano all'estero. In Italia e' invece il momento del Dvd del film: appena uscito (anche in versione Blu-ray) ha fatto registrare un autentico ''boom'' commerciale: circa 60 mila pezzi e quasi 5 mila Blu-ray venduti in pochi giorni. (fonte: ansa)

lunedì 28 marzo 2011

CLASSIFICA FILM PIU' VISTI

Il film "Nessuno mi può giudicare" continua a sbancare il botteghino. La commedia di Massimiliano Bruno con Paola Cortellesi che interpreta una escort per necessità, è per la seconda settimana al primo posto al box office con un incasso totale di 5 milioni di euro (5.321.764). Al secondo posto "Amici, amanti e...", la commedia romantica con Natalie Portman e Ashton Kutcher, mentre scivola al terzo posto il prequel di Amici miei.

sabato 26 marzo 2011

FILM DA VEDERE: GIANNI E LE DONNE

  • un film di Gianni Di Gregorio
  • con Gianni Di Gregorio, Valeria de Franciscis, Alfonso Santagata, Elisabetta Piccolomini.
  • t;Genere: Commedia
  • Durata: 90 min
  • Paese: Italia 2011.

Gianni ha sessant’anni, una natura mite, nessuna ambizione e troppi rimpianti. Vessato da una figlia svagata, una moglie remota e una mamma esagerata, da diversi anni versa in una baby pensione e dentro un quotidiano rassegnato. A piedi o a bordo della sua desueta Alfa 164, Gianni trascina se stesso per la capitale e trova sempre una bottiglia per dimenticarsi. Incoraggiato da un amico avvocato e risvegliato da bionde badanti, vicine mondane, primi amori, gemelle intriganti, l’uomo prova a scuotersi dal torpore, a emanciparsi dall’ingombrante figura materna e a procurarsi un amante che rinverdisca la sua età. Respinte le sue avance indolenti, Gianni prenderà coscienza dei suoi tanti anni.
Seconda volta per Gianni Di Gregorio che si presenta di nuovo in primo piano e in rifrangenza tra pubblico e privato, dentro un presente che non gratifica e un futuro che non riesce proprio a immaginarsi. Alzatosi sazio e pienamente soddisfatto dal suo Pranzo di Ferragosto, che ottenne il plauso della critica e del pubblico, il regista romano raddoppia l’allegria con una commedia in frustrata ricerca di riempitivi al vuoto esistenziale di un uomo di mezza età. Gianni, appunto.
Persona e personaggio coincidono ancora una volta sullo schermo, trascinandosi abulici in un appartamento di Trastevere, provvedendo con sollecitudine alla viziata madre e cercando qualcuna per amarsi magari un po’ di più. Trasteverino, classe 1949, attore teatrale, aiuto regista di Matteo Garrone, sceneggiatore di Sembra morto ma è solo svenuto e co-sceneggiatore di Gomorra, Di Gregorio gira una commedia garbata, che lo pedina in soggettiva per le strade di una Roma fuori dalla canicola ferragostana e placata in rassegnate malinconie. Dopo aver messo in scena la seconda infanzia e obbligato il cinema a ripensare una società che includa l’anziano, in cerca di una felicità edonistica e abbandonato ai piaceri del cibo e del vino, l’autore romano affronta questa volta gli sbandamenti sentimentali di un uomo di mezza età alle prese col gentil sesso. Da sempre soggetto passivo e bersaglio ideale del dispotismo femminile (a partire da quella madre esigente ed emotivamente soffocante), Gianni cavalca maldestramente, incalzato da un azzeccagarbugli suadente, i comportamenti collettivi di moda, finendo per rendersi ridicolo agli occhi di chi voleva corteggiare e magari ‘possedere’.
Ma Gianni non ha (più) l’età per corrispondere la giovinezza e nemmeno il denaro per corromperla. A ripensarci poi, a mancargli è pure la volontà, troppo indolente per permettersi una rivoluzione sessuale, meglio allora abbandonarsi a un clima di crescente smarrimento e arrendersi all’evidenza di un corpo corrotto e poco attraente, alla propria bellezza incrinata e appassita. Sfuggendo il cinema omologato, Di Gregorio sceglie ritmi e modi per parlare di sé, producendo toni cupi e una serietà autoironica, che si stemperano dentro a un universo ricomposto in una saggia armonia.
Rimanendo fedele a se stesso e al suo film d’esordio, il beato tra le gonne (le donne e le nonne) coinvolge di nuovo lo spettatore con la potente matrice autobiografica del suo cinema appena cominciato. (scheda Mymovies)

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FILM DA VEDERE: BEYOND

  • un film di Pernilla August
  • con Noomi Rapace, Ola Rapace, Outi Mäenpää, Ville Virtanen, Tehilla Blad
  • Genere: Drammatico
  • Durata: 92 min.
  • Paese: Svezia, Finlandia 2010

Svezia. Festa di Santa Lucia. Padre, madre e due figli si svegliano serenamente. Il telefono squilla. È la madre di Leena che la cerca. Leena riattacca. Il telefono squilla nuovamente: è un ospedale che la informa che sua madre sta per morire e vuole vederla. Leena non vuole raggiungerla ma il marito la obbliga. Quel viaggio e quella visita fanno riemergere il passato della donna e di suo fratello.
È un film sulla rimozione di ciò che ci ha ferito nell’infanzia l’opera prima di Pernilla August, attrice scoperta da Ingmar Bergman che le offrì un ruolo in Fanny e Alexander e che poi ha avuto e continua ad avere una carriera prestigiosa. È un film sulla rimozione perché ci fa sentire quasi fisicamente come la ricerca di una condizione di vita accettabile dopo le sofferenze patite in giovane età reclami sempre una vittima: la memoria del passato. Leena non vuole più sentire parlare di quella madre alcolizzata che odiava ed amava un padre altrettanto disturbato. Perché ritrovare lei significa far riemergere quel passato che, come nel miglior Ibsen, è costato tanta fatica seppellire mentendo a se stessi.
Nel film della August a ciò si aggiunge un ulteriore e altrettanto importante elemento: il padre e la madre di Leena erano emigranti finlandesi. La barriera linguistica e quella socioeconomica finiscono con l’erigersi a ulteriore e determinante ostacolo per una convivenza accettabile. Il film però, come accade nella vita, non sottolinea nei numerosi flashback solo i lati oscuri del vivere in famiglia.
Mostra anche i necessari tentativi messi in atto dai figli per tentare una sopravvivenza, per cercare cioè quel soffio di vita e di serenità che è indispensabile per la crescita di un essere umano. (scheda Mymovies)

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sabato 5 marzo 2011

FILM DA VEDERE: IL GIOIELLINO

  • un film di Andrea Molaioli.
  • con Toni Servillo, Remo Girone, Sarah Felberbaum, Lino Guanciale, Fausto Maria Sciarappa
  • Genere: Drammatico
  • Durata: 110 min.
  • Paese: Italia, Francia 2011

Ernesto Botta, uomo sgradevole e introverso, è ragioniere presso l’azienda agro-alimentare della famiglia Rastelli, un ‘gioiellino’ quotato in Borsa e lanciato con disinvoltura su nuovi mercati internazionali. Abile nelle battaglie finanziarie e nelle alchimie di bilancio, Botta fa quadrare il cerchio e fa il lavoro sporco, ritagliandosi poche ore per un bicchiere di vino pregiato, un amplesso verticale sbrigativo e una conversazione in inglese su musicassetta. Costruita la propria fortuna su latte, merendine e biscotti, i Rastelli frequentano casa, chiesa e azienda con la medesima devozione, circondandosi di politici ed ecclesiastici sostenitori e fanatici del made in Italy. Nel tempo libero gestiscono squadre di calcio, sfrecciano con le Lamborghini sulle strade della provincia piemontese, restaurano monumenti, finanziano la cultura, sostengono gli enti morali, sperimentano attività turistiche e naturalmente accumulano debiti. La gestione spregiudicata e irresponsabile li condurrà in pochi anni sull’orlo del fallimento. Ma Ernesto Botta ha un asso nella manica e un piano di ‘lunga conservazione’: gonfiare i bilanci aziendali e inventarsi il denaro. Dopo aver girato un’opera di genere che parlava d’altro e provava a scrollarsi di dosso l’ovvio di troppo cinema italiano, Molaioli si trasferisce questa volta in Piemonte, dove torna a guardare la provincia come immagine di una società viziata e sofferente. Se La ragazza del lago avviava un’indagine introspettiva a partire da un corpo senza vita annegato e poi abbandonato sulla riva, Il gioiellino si concentra su una corporationaffogata dai debiti e poi costretta alla bancarotta. Ancora una volta al centro della vicenda c’è Toni Servillo, gelido, impenetrabile e in statuaria tensione nell’interpretazione di un ragioniere fraudolento e trattenuto da ogni coinvolgimento affettivo. Il prestigiatore di Servillo, al servizio del ‘candido’ imprenditore di Remo Girone, che si è fatto da sé a colpi di latte, pallone e viaggi esotici, è l’anima pulsante di un film che approfondisce il comportamento sociale e privato di un imperatore del latte, dei suoi cortigiani, dei suoi cassieri, dei suoi contabili, dei suoi figli e dei suoi nipoti, la cui determinazione si volge in spregiudicatezza, degenerando in avidità e assenza di scrupoli.
Molaioli dà allora forma antropomorfa all’insieme di teorie e prassi alla base di una politica finanziaria virtuale e drogata dentro la fotografia onirica e ‘fuori fuoco’ di Luca Bigazzi. L’unità del film è data proprio da questa riduzione del plurale nel singolare, che rivela sognatori megalomani sbrigliati in una cupidigia giocata a tutto campo con gusto del rischio e di una sfrontata sicurezza. Figure esaltate e gonfiate come i bilanci certificati sulle loro scrivanie, che anticipano la caduta e tracciano la parabola di un disfacimento morale. Persone prima che personaggi partoriti dalla benevolenza della provincia, che il regista osserva a distanza, senza simpatie o condanne, producendosi in un discorso sulla condizione dell’uomo che non concede tempo alla sua coscienza e intraprende un destino di distruzione. Giocatori d’azzardo che avevano tutto da nascondere e una faccia pulita da ‘dichiarare’...(scheda Mymovies)

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