venerdì 8 ottobre 2010

FILM DA VEDERE: UNA SCONFINATA GIOVINEZZA DI PUPI AVATI

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Una sconfinata giovinezza

  • un film di Pupi Avati
  • con Fabrizio Bentivoglio, Francesca Neri, Serena Grandi, Gianni Cavina, Lino Capolicchio.
  • Genere: Drammatico
  • Durata: 98 min.
  • Paese: Italia 2010

Lino Settembre e Chicca sono sposati da tanti anni. Un matrimonio felice e affiatato, nonostante le differenze: lui giornalista sportivo per il Messaggero, lei docente universitaria di filologia romanza, proveniente da una famiglia di primari e pianisti, dove tutti figliano come conigli. Lino e Chicca non hanno figli, non sono arrivati, ma quando Lino comincia ad accusare i primi segni di una demenza senile precoce e degenerativa, Chicca si trova a fargli da mamma, ad occuparsene come fosse un bambino.
Dopo Gli amici del bar Margherita, riuscita tessitura di una serie di ricordi dell’adolescenza del regista, Una sconfinata giovinezza appare subito tenuta insieme da un’idea narrativa molto più salda e forte, una storia nel senso più pieno del termine, come poche se ne trovano nel cinema italiano. Pupi Avati non è certo il primo ad aver toccato il tema umanissimo della trasformazione dell’amore coniugale in amore filiale, la letteratura lo esplora da sempre e il cinema lo ha fatto a suo modo recentemente col Benjamin Button di Fincher, ma Avati lo fa ora nel cinema italiano, col suo linguaggio particolare, quasi un idioletto, distinto dalla lingua madre delle produzioni romanocentriche.
Peccato che le scelte di regia non sostengano la dolorosa poesia della trama: peccato per le musiche enfatiche, da drammone, e per il seppia delle sequenze di Lino bambino, che costituiscono in assoluto la parte più magica del film. Può darsi che nella memoria del regista, quei ricordi – perché son tutti veri: dal cane Perché all’incidente d’auto mortale, dalla straordinaria vicenda del brillante ai non meno straordinari fratelli Nerio e Leo – siano registrati con quei colori, ma è più facile che l’artificio filmico canonizzato si sia imposto prima sulla mente che dirige e poi sulla mano che traduce. E peccato, infine, per quei piccoli tentativi di giocare con gli obiettivi per rendere lo spaesamento dettato dalla malattia, insicuri e fuori tono.
Eppure, nonostante tutto questo, che poco non è, il film ha una potenza emotiva irresistibile e tocca corde profonde, che hanno a che fare con la sorte dell’uomo e il bizzarro e struggente mistero dell’infanzia che non finisce mai e, anzi, torna prepotentemente al tramonto (o in autunno, come il cognome del personaggio pare suggerire), non si sa se più per beffa o per consolazione.
Bentivoglio è quello che un protagonista dovrebbe essere: l’unico interprete possibile per quel ruolo, ma gradito è anche il ritorno di Capolicchio e di Cavina, con i loro ruoli ambigui e le loro ombre, che illuminano, per contrasto, l’innocenza del personaggio principale, la sua perdita di ogni retropensiero e l’adesione terminale e totale a una bugia da bambini.
Per Avati ancora e sempre la vita è come un film: giunta alla fine si riguarda dall’inizio. (scheda MyMovies)

giovedì 7 ottobre 2010

FESTIVAL DEL CINEMA DI ROMA: QUATTRO FILM ITALIANI IN CONCORSO

Il Festival internazionale del film di Roma si svolgerà dal 28 ottobre al 5 novembre. Protagoniste annunciate Keira Knightley e Eva Mendes protagoniste di Last Night di Massy Tadjedin, insieme al protagonista di Avatar Sam Worthington. La direttrice artistica Piera Detassis annuncia: "Quest'anno presentiamo meno film di major e più di indipendenti. Noi compiamo 5 anni e il festival ringiovanisce, si abbassa l'età degli autori". Confermate le presenze di Julianne Moore, Fanny Ardan, Marion Cotillard e le italiane Valeria Solarino (che sarà la madrina), Valeria Golino e poi Romain Duris, Toni Servillo, Claudio Santamaria. Ben quattro i film italiani in concorso: La scuola è finita di Valerio Jalongo; Una vita tranquilla di Claudio Cupellini; Io sono con te di Guido Chiesa; Gangor di Italo Spinelli.

venerdì 1 ottobre 2010

FILM DA VEDERE: SOMEWHERE DI SOFIA COPPOLA

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Somewhere

  • un film di Sofia Coppola
  • con Stephen Dorff, Elle Fanning, Chris Pontius, Karissa Shannon, Kristina Shannon
  • Genere: Drammatico
  • Durata: 98 min
  • Paese: USA 2010

Leone d’oro alla Mostra del Cinema di Venezia

Johnny Marco vive in un appartamento dell’hotel Chateau Marmont. Tra spettacoli erotici di dubbia eleganza e avventure amorose brevi e disimpegnate , trascorre le giornate in un’apatia ovattata e silenziosamente distruttiva. L’inaspettata permanenza della figlia Cleo impone un cambiamento nel ritmo quotidiano dell’attore. Videogiochi, nuotate, esposizioni al sole e un’incursione alla serata dei Telegatti italiani riempiono le giornate dei due famigliari. L’equilibrio apparente dura fino alla partenza di Cleo per il campeggio. E il ritorno alla vita di Johnny.
Dopo il pernottamento a Tokyo di Lost in Translation, Sofia Coppola sposta l’attenzione su un altro hotel, il famoso Chateau Marmont, residenza alternativa di molte star hollywoodiane. Siamo a Los Angeles, in un posto riconoscibile e leggendario, ma i luoghi del film (stanze, piscine, studi televisivi) sono fondamentalmente ‘non luoghi’, ambienti senza radici, che, allo stesso tempo, assumono il ruolo di deposito di emozioni forti ma taciute. Le abitudini edoniste del protagonista assicurano l’illusione del successo ma sono così portate all’estremo da trasformare l’eccitazione in indifferenza. Lo sguardo sottile della regista (anche sceneggiatrice del film) ci introduce al personaggio con delicata tenerezza. Non condanna la sua pacata amoralità né giudica l’impacciata ricerca di incontri sessuali; preferisce invece svelare la sostanziale cifra di quei comportamenti, drammaticamente sconsolati e privi di vitalità. Lo stile di ripresa, fatto di lunghi silenzi, inquadrature ferme (dove spesso è uno zoom lentamente graduato ad avvicinarsi al soggetto) e piani-sequenza densi di suggestioni, mettono in luce le contraddizioni esistenziali di Johnny. La regista mostra gli opposti in gioco con un senso dell’ironia seduttivo. L’arrivo discreto della figlia scombina questo piano narrativo e diventa lei la responsabile della riconquista emotiva del padre. È la piccola Cleo il personaggio attivo che ‘pattina’ con grazia sulla strada sottosopra del genitore.
Il circuito chiuso della scena iniziale, dove una Ferrari corre in moto perpetuo, è la rappresentazione visiva dell’aridità umana dell’attore. La scarsità di parole dei dialoghi bilancia la ruvidità del rombo del motore o del chiasso delle festicciole private, per dire che l’affetto, per manifestarsi, non ha bisogno di fare rumore. Il cinema della Coppola, ancora una volta, predilige l’omissione alle dichiarazioni esplicite e in questa rarefatta rinascita del rapporto tra padre e figlia chiede agli attori una gestualità posatissima ma, al tempo stesso, ricca di microespressioni che svelano l’amarezza interiore. Il trash abbonda (l’Italia televisiva è un paese dal quale scappare di corsa) e si insinua nelle camere d’albergo come nell’intimità delle persone, ma rimane, in questo caso, a coprire il ruolo di comparsa. Come Benicio Del Toro in ascensore o Laura Chiatti a Milano. Figuranti di uno spettacolo che va in scena da ‘qualche parte’, ovunque e in nessun luogo. (fonte: mymovies.it)

mercoledì 29 settembre 2010

LA PRIMA COSA BELLA DI VIRZI' E' IL FILM ITALIANO CANDIDATO ALL'OSCAR

È "La prima cosa bella" il candidato italiano all’Oscar 2010 per il miglior film straniero. Il film di Paolo Virzì è stato designato dalla commissione istituita all'Anica e composta dal regista Gabriele Salvatores, dallo scenografo Dante Ferretti, dai giornalisti e critici Alberto Crespi, Roberto Escobar, Alessandra Leventesi e Gloria Satta, dai produttori Conchita Airoldi, Angelo Barbagallo, Aurelio De Laurentis, Adriano De Micheli, Mario Gianani e Fulvio Lucisano dai distributori Paolo Ferrari e Andrea Occhpinti, e dal Direttore Generale per il Cinema, Nicola Borrelli. Nel cast Michela Ramazzotti, Stefania Sandrelli, Valerio Mastandrea e Claudia Pandolfi. Le nomination saranno rese note il prossimo 25 febbraio, mentre la premiazione si svolgerà domenica 27 febbraio a Los Angeles.

sabato 25 settembre 2010

FILM DA VEDERE: LA PASSIONE

La Passione

  • un film di Carlo Mazzacurati
  • con Silvio Orlando, Giuseppe Battiston, Corrado Guzzanti, Cristiana Capotondi, Stefania Sandrelli.
  • Genere: Commedia
  • Durata: 105 min
  • Paese: Italia 2010

Gianni Dubois è un regista in là con l’età e con la creatività. Sono cinque anni che non gira un film e, messo sotto pressione dal produttore, deve farsi venire un’idea brillante che accontenti una capricciosa diva televisiva ingaggiata per l’occasione. Quando un guaio nella sua casa in Toscana lo costringe ad abbandonare Roma per un paio di giorni, troverà il modo per rivestire i panni da regista per una Sacra Rappresentazione recitata dagli abitanti del paese. Con l’aiuto di un ex galeotto e una sorridente barista polacca, riuscirà a ritrovare la forza per una necessaria svolta umana.
I segreti della gente comune sono da sempre l’oggetto d’indagine del cinema di Mazzacurati. Dopo aver affrontato con serietà il dramma di un omicidio con La giusta distanza riprende in mano le corde della commedia. Il soggetto non spicca per originalità; la storia di un artista in crisi creativa che, di fronte alle avversità, non riesce a trovare una soluzione è un tema molto sfruttato da letteratura e cinema. Qui però abbiamo il contesto italiano a fare la differenza. I potenti del film (il produttore, il sindaco e il geometra) sono insensibili sfruttatori che, di fronte alla debolezza di Dubois, rimangono indifferenti. Da un lato i perdenti, dall’altro quelli che fanno finta di essere vincenti. In mezzo tutti i problemi di un’Italia alla deriva, dove i sogni fanno fatica a sopravvivere e le frustrazioni covano il seme di un’arroganza schiacciante e deleteria. La provincia, così cara al regista, è qui il luogo dove il cinema degli intellettuali è guardato di sbieco e con timore. L’ironia inconsapevole dei personaggi di contorno, dall’ex carcerato Giuseppe Battiston al meteorologo con smanie d’attore Corrado Guzzanti, riporta l’attenzione, di tanto in tanto, sulle contraddizioni del paese in cui viviamo. Esce un’immagine di desolazione e impotenza, dove anche la Passione di Cristo, nella sua dimensione più umana, fatica a realizzarsi.
La speranza sembra lasciata in un angolo. Ma quando, durante la recita paesana, un giovane urla sprezzante contro chi deride le debolezze degli altri, ci sembra di poter vedere una piccola luce per il futuro. Il grido ribelle di chi riconosce l’ingiustizia e non vuole tacere riporta tutto ad un senso di rettitudine ammirevole di cui il nostro paese avrebbe tanto bisogno.

venerdì 10 settembre 2010

FILM DA VEDERE: LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI

Locandina La solitudine dei numeri primi
  • un film di Saverio Costanzo
  • con Alba Rohrwacher, Luca Marinelli, Martina Albano, Arianna Nastro, Tommaso Neri.
  • Genere: Drammatico
  • Durata: 118 min.
  • Paese: Italia, Francia, Germania 2010

E' la storia di Alice e Mattia. Coetanei a Torino. Bambini le cui coscienze sono attraversate da un trauma profondo che non li abbandonerà mai. Si conoscono. Potrebbero amarsi. Si separano (lui accetta un incarico in Germania e lei si sposa). Potrebbero ritrovarsi se consentissero a se stessi ciò che si sono sempre in qualche modo vietati. Saverio Costanzo alla sua terza prova si assume il non facile compito di rileggere un best seller quale è il romanzo omonimo di Paolo Giordano (con il quale scrive la sceneggiatura). Lo fa con grande coraggio a partire dal nuovo mutamento di stile. Costanzo destruttura la linearità narrativa del romanzo avvertendoci sin dall'inizio (grazie anche alla musica di Mike Patton e a una grafica di forte impatto) che ci troviamo dinanzi ad un horror. Perché l'orrore della sofferenza attraversa corpi ed anime dei due protagonisti. Alice, la cui lesione fisica verrà spiegata solo molto più avanti ma che da subito determina il suo rapporto con il mondo e Mattia, che ha un vulnus che lo tormenta nel profondo spingendolo all'autolesionismo. Due corpi che potrebbero fondersi ma che restano murati in una solitudine che si presenta come ineluttabile perché il senso di colpa e il sentirsi fuori posto (in una società sempre più spietata sin dalle età più giovani) finiscono con lo spingere a costruire muri in cui si possono aprire solo piccole brecce che sembrano sempre pronte a richiudersi. (fonte: mymovies.it)

In foto Alba Rohrwacher (31 anni)

mercoledì 25 agosto 2010

TROPEA FILM FESTIVAL: TRIONFANO PAPALEO E MEZZOGIORNO

Il Tropea Film Festival, che si è svolto nel Teatro del Porto della cittadina tirrenica dal 17 al 23 agosto scorsi, è finito tra ovazioni, applausi e ottime perfomance comiche.
Questa edizione è stata sicuramente segnata dalla comicità, con “Basilicata coast to coast” che vince i principali premi e due memorabili esibizioni del talentuoso comico Rocco Barbaro.
Ovviamente, questa edizione sarà ricordata per molto tempo soprattutto per la presenza del premio Oscar Giuseppe Tornatore, accolto con una calorosa standing ovation del pubblico assiepato oltre misura negli spalti e nel parterre. Quando sono stati proiettati i trailer dei suoi film, all’apparire del titolo “Nuovo Cinema Paradiso”, la platea è esplosa in un fragoroso applauso e grida commosse verso un capolavoro che ha segnato la storia del cinema.
Ovazione ripetuta anche per “L’uomo delle stelle”, “Malena”, “La leggenda del pianista sull’oceano”, “La sconosciuta” e “Baària”.
Il Sindaco di Tropea, Adolfo Repice ha consegnato il prestigioso premio “Tropea Film Festival 2010” al maestro Tornatore, invitato trascorre il prima possibile nella “Perla del Tirreno” un periodo di riposo e, perché no, anche per progettare qualche soggetto da girare tra queste splendide location.
La serata è poi proseguita con l’esibizione canora di Frank Amore, interessante attore teatrale che ha anche presentato, fuori concorso, il suo film d’esordio “La canzone della notte”, seguita da un brindisi e, last but not least, dalle premiazioni.
Per la Migliore Regia Cortometraggio ha vinto “Uerra” di Paolo Sassanelli; per il Migliore Attore Protagonista di Lungometraggio è stato premiato la sorpresa del Festival Claudio Salvato, piccolo protagonista dello struggente “Non te ne andare” di Alessandro Porzio; la Migliore Attrice Lungometraggio è stata invece la sempre bravissima Giovanna Mezzogiorno per “Basilicata coast to coast” che, come già detto, si è aggiudicato anche il Premio per la Migliore Regia Lungometraggio; Migliore Attore Protagonista Cortometraggio a Marco Di Bella “Il Limite”di Fabio Morotti; Migliore Attrice Protagonista Cortometraggio alla grande Piera Degli Esposti con il film “L’altra metà” di Pippo Mezzapesa; Migliore Sceneggiatura Lungometraggio a Valerio D’Annunzio per “Aria”; Migliore Sceneggiatura Cortometraggio a Mimmo Mancini e Pietro Albino Di Pasquale per “U’SU” mentre per la Migliore Colonna Sonora Originale ha vinto l’eclettico Giovanni Allevi con la sua musica nel film “Aria”. (fonte:calabresi.net)